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Los Mundos de Fingerman

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Chi avrebbe mai detto che con tre dita della mano e un pieno di fantasia si potesse costruire il personaggio di Fingerman? L’ideatrice di questo simpatico personaggio è Ines Pasic della compagnia peruviana Gaïa Teatro di cui fa parte anche la sua collaboratrice Gabriela Bermudez Velarde. Fingerman non è altro che il frutto della creazione su tre dita della mano sinistra dell’artista con una piccola testolina bianca, inizialmente movibile con un legnetto, poi più fissa. L’attrice utilizza un guanto nero che copre il mignolo e l’anulare e lascia invece scoperte le altre tre dita, per valorizzare il personaggio l’attrice è vestita di nero ad eccezione della testa che rimane visibile al pubblico. Ma cosa combina questo esserino in sesanta minuti di spettacolo? Si può dire che è parecchio agitatello visto che è sempre in movimento; sale e scende per le dune del deserto, si tuffa nel mare, questi luoghi non sono altro che il corpo della seconda ragazza che utilizza una tutina blu per il ...

"The Last Supper", Markus Zohner

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“Sto soffocando e vomitando dal sange che ho bevuto. Ho bevuto il suo sangue, mamma!  Gli ho tagliato due pezzi e pi ho bevuto il suo sange, mamma! Il tuo latte ora è mescolato con il sangue”   Che colore abbinereste alla parola “guerra”? Molti probabilmente rispon-derebbero rosso (riferito al sangue).  Questa immagine del “sangue” infatti si presenta immediatamente allo spettatore che prende posto a sedere e che non è dei più invitanti. Subito incontriamo un cartellone con la “ Pane, Sale e Cuore” e sotto di essa, sopra un tavolo troviamo proprio gli elmenti: una pagnotta, un mucchietto di sale e addirittura un cuore vero (quello di una mucca). Tutt’intorno, appesi con dei ganci da macellaio, altre parti del corpo della mucca: lo zoccolo, il fegato, la coda e persino la testa. Questo spettacolo di cui Zohner segue la regia, è rappresentato da sette attori kossovari, o meglio sei visto che un attore è stato rimpatriato in Kosovo perché fermato alla dogana Svizz...

Shiro Daïmon - Shiki (La Neige)

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Shiro Daïmon, danzatore giapponese, fa la sua entrata in scena con un lungo vestito bianco con degli idiogrammi scritti in rosso e delle macchie rappresentanti il sangue; indossa inoltre una maschera bianca dal viso neutro e inespressivo. Ai suoi lenti e lunghi passi seguono dei vocalizzi da lui emessi, tipicamente giapponesi, completati dal suono del campanello che agita in mano. Già dall’inizio possiamo quindi realizzare che lo spettacolo al quale stiamo assistendo è caratterizzato da una sorta di “malinconia – nostalgia” e da ritmi lenti. In questa cerimonia, oltre al momento musicale, Shiro ci regala anche delle immagini interessanti e riflessive grazie ai suoi movimenti danzanti e alla sua espressività intensa. Riesce infatti a rendere molto realistica la parte della cerimonia dove il tema è la morte e durante lo spettacolo assume anche diversi ruoli, ciascuno accompagnato da movimenti e costumi particolari; come il prete dalla tonaca insanguinata, la trasformazione in do...

Scrivo di "Le Servente"

Spettacolo in concorso, credo sia diventato certamente argomento interessante per la giuria giovani del FIT! Le due ragazze protagoniste si sono poste con molta complicità e notevole bravura. In scena c’erano montagne, ruscelli e burroni e due ragazze molto diverse, con però alcuni degli stessi desideri: la voglia di sentirsi libere e di amare. Libere dalla guerra e di amare chi è in guerra.  Sfondo di questa vicenda sono le valli piemontesi. Il dialetto parlato dalle protagoniste è quello piemontese. La realtà descritta è quella della Grande Guerra che sconvolse il piccolo Piemonte assieme a tutto il mondo. Due ragazze piemontesi raccontano la drammaticità di quel periodo e la loro storia personale. Imparano a raccontarla danzando, all’alba, scappando da una realtà che non offre loro possibilità e che non permette loro di valere qualcosa in un mondo così sconvolto. Così fra confronti addolescenziali, pensieri contrapposti e paure si crea una forte intesa fra le protagoniste che ...

Il mio pensiero....

Trovo che il Festival Internazionale del Teatro sia un occasione. Il classico treno che passa e che bisogna assolutamente prendere! È paragonabile ad un viaggio sul serio. Quest’anno ci ha portati in Spagna, Francia, Germania, Italia, Kosovo, Perù e pure Giappone !  Offre molte possibilità ed è un evento che arricchisce molto. Sia gli spettacoli che il team danno emozioni: divertono e sorprendono, continuamente.  Va preso seriamente, perché di un Festival serio si tratta visto che è pieno di professionisti e con molta gente che ha voglia di lavorare, collaborare e condividere. Si tratta di un’esperienza non ancora finita ma che, per il momento, mi è piaciuta molto e che consiglierei certamente ad altri ragazzi. Trovo ci sia un’atmosfera particolare che circonda questo Festival.  Armoniosa, fantasiosa, curiosa e famigliare. Per me il teatro è un come un piccolo incantesimo .  Mi soprende sempre, mi avvolge con la sua fantasia e con la sua arte. È un luogo dove pote...

Per chi non lo sapesse....

Oggi è il compleanno di LINDA la giurista! fatele gli auguri!!!!!

Un capolavoro a coriandoli!

Nel mito di Omero, Penelope è la donna di Ulisse, in perenne attesa del ritorno del marito dalla vittoriosa spedizione di Troia. Ulisse, come sappiamo da interi pomeriggi liceali passati sulla Divina Commedia, non farà mai ritorno a Sparta, e la povera Penelope continuerà ad aspettare invano. La rivisitazione di Pepa Plana ci mostra come quest’attesa poteva diventare molto produttiva e divertente, se solo la povera Penelope avesse avuto le fattezze di un clown. Un clown donna, travolgente e irresistibile, vera e propria padrona del palcoscenico e in grado di non schiodare lo spettatore neanche un secondo da tutto ciò che avviene in scena, con l’ausilio di una simpaticissima “inserviente”, l’anziana Pepita, di una macchina da cucire e di un filo rosso che si snoderà sugli stenditoi presenti sullo sfondo per raccontare al pubblico una versione essenziale (ed esilarante, ci mancherebbe altro) della guerra di Troia. Penelope coinvolge tutti, persino direttamente, come nello spassoso caso d...